Aprile 15, 2008...3:04 pm

Il nostro sponsor tibetano

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Nel mio cuore, questo blog non comincia oggi. Inizia molto tempo fa alle pendici dell’Himalaya, in una gelida sera di tarda primavera. Fu attorno a un fuoco nomade il mio primo incontro con il the salato e con uno strano popolo senza terra, fedele a una spiritualità senza un dio, impegnato in una battaglia senza armi, pronto a sacrificarsi per un diritto senza speranza. Alla saggezza dei lama tibetani, alla loro straordinaria «scienza della mente» devo molta della serenità con cui cerco di guardare dentro me stesso e nel mondo che mi circonda. Se c’è qualcuno tra chi legge che ha sperimentato la stessa sensazione, è pregato di essermi testimone. E di raccontare la sua storia.

Ciò che accade in Tibet da quarant’anni – non da quaranta giorni – è l’annientamento sistematico di un’etnia, una cultura e un ambiente preziosi per l’umanità, oltre che dell’unica religione nel cui nome non sia mai stata dichiarata una guerra. Otto milioni di “coloni” cinesi hanno trasformato sei milioni di tibetani in una minoranza a rischio d’estinzione, oppressa, vilipesa, spogliata di ogni bene e ogni futuro. Il palazzo del Potala è divenuto un’attrazione turistica, il lago sacro che lo lambiva un parcheggio, il quartiere di JoKang l’incrocio tra un lupanare e uno shopping center. La brutalità dei soldati e la maleducazione dei turisti alimentano l’invasione grazie a una nuova, ardita ferrovia che arriva da Pechino. Mi pare l’ennesimo segno di una globalizzazione violenta, di un progresso non richiesto e assai poco desiderato.

Di fronte alle manifestazioni dei giorni scorsi, ecco il dilemma: boicottare le Olimpiadi in segno di protesta? Mesi fa, in margine a una grande inchiesta sulla Cina e i diritti umani, Max fu il primo giornale italiano a rompere il tabù e a proporre quella che allora sembrava una domanda provocatoria. Tre lettori su quattro risposero che l’Occidente farebbe meglio a starsene a casa. Siete ancora dello stesso parere?

Io no. La mia opinione è che si tratterebbe di uno generoso errore. Penso sia saggio ascoltare il Dalai Lama, che di pace se ne intende, quando non reclama la sospensione dei Giochi né l’indipendenza, bensì il rispetto della cultura buddista e l’autonomia amministrativa. La sua prudenza, che negli ultimi giorni di trattative segrete sembra ottenere qualche successo, mira ad evitare che l’impresentabile dirigenza cinese trasformi un genocidio culturale in un genocidio fisico. Ovvero il male peggiore. C’è una ragione per dargli torto?

Dire no al boicottaggio non mi pare un omaggio servile agli sponsor e a uno spirito olimpico che – da Berlino ’36 passando per Monaco, Montreal e Mosca – è divenuto da tempo un simulacro burlesco della fratellanza sportiva. Anzi: a Pechino, gli atleti e soprattutto i giornalisti ci devono andare per tenere accesi i riflettori non solo sul Tibet ma sui diritti di tutti gli umani, dagli ex ragazzi di Tienammen tuttora perseguitati, al Darfour alla Birmania. Il loro vero sponsor è quello che ci siamo scelti noi di Max. Ha la faccia di un povero monaco e i colori della bandiera tibetana. Ogni occasione sarà buona per dargli lustro: non ha montagne di soldi da spendere né un marchio da imporre. Ma la nostra pubblicità gli serve. Disperatamente.

10 Commenti

  • la mia domanda è: Perché hanno dato le olimpiadi alla Cina? Pensavano si sarebbero redenti per tempo?

  • Io non ho avuto la fortuna di conoscere i monaci tibetani ma ricordo un incontro avvenuto otto anni fa nel Centro Internazionale del Buddismo a Kuala Lumpur, fuori da solite rotte turistiche. Dai gentili monaci appresi che vi si trovava anche la sede del Capo Supremo dei Buddisti della Malesia e Singapore (una specie di cardinale per i cattolici). Alla mia improvvisa ma timida richiesta di potergli parlare i monaci mi accompagnarono senza esitazioni in un piccolo, modesto appartamento/studio. Rimasi colpita dalla semplicità con la quale fui accolta (una occidentale sconosciuta venuta senza neppure un preavviso) e dall’umiltà illuminante del Capo Supremo. Conservo ancora dentro di me il suo spirito e la sensazione di pace e di serenità che mi ha trasmesso. Un libro scritto da lui e regalatomi con tanta spontaneità mi fece avvicinare al mondo buddista in generale e al Tibet in particolare. Approfittando della lunga permanenza in Malesia continuai la mia strada alla scoperta del buddismo, anche attraverso “The Tibetan Book of Living & Dying”. Scoprii un popolo che vive laddove nessun altro riesce a vivere e che non chiede nulla se non di essere lasciato in pace. Un popolo la cui spiritualità rappresenta la sua unica ricchezza, un popolo che da decenni vive orfano del suo capo spirituale costretto ad un lungo esilio in India. Eppure è proprio la sua Santità, il Dalai Lama, il “cattivo di turno”, colui che riceve le accuse di voler boicottare i Giochi Olimpici! E’ proprio vero allora che il mondo va al contrario?! Sì, inizialmente pure io pensavo che fosse necessario boicottare le Olimpiadi ma credo abbia ragione Lei direttore quando dice che invece ci dobbiamo andare, atleti, giornalisti, tutti coloro che riescono, in un modo o nell’altro, a far sentire la loro voce in difesa del Tibet. E a chi sostiene che l’occupazione cinese ha portato sviluppo e benefici al Tibet e che a rimetterci (la ricchezza e il potere) sono stati solo i leader religiosi, tra i quali, primo fra tutti il Dalai Lama vorrei semplicemente far ricordare un’immagine trasmessa alla tv: i soldati cinesi che sparano alla schiena dei tibetani che cercano di raggiungere, attraverso la catena dell’Himalaia, il Dalai Lama in occasione di un’importante festività religiosa.

  • Ciao a tutti dalla direzione di Max.
    Per Pippaw… Domanda assolutamente pertinente: perchè assegnare i giochi alla Cina? Le ragioni sono millanta, ovviamente, tutte e ciascuna rappresentate dalle bandiere nazionali e dai loghi commerciali che sfileranno a Pechino. Da tempo lo spirito olimpico è un simulacro, una meravigliosa coperta che cela interessi politici ed economici planetari sovente incoffessabili. Fare le Olimpiadi alla Cina non è stata una grande idea, certo. Ma il problema vero sta a monte: che posto occupano veramente i diritti umani e civili nell’agenda politica dell’Occidente? A occhio e croce, il terzo: dopo gli interessi economici (primi per distacco) e la pigrizia di una società opulenta, la nostra, ormai abituata a definirsi attraverso i consumi piuttosto che attraverso i suoi valori. Al Dalai Lama, ai profughi del Darfour, agli oppressi di ogni etnia e colore – e pure a noi che ci incazziamo – resta una bella medaglia di bronzo e un mucchio di parole altisonanti. Consoliamoci: è il massimo risultato che possono ottenere i dilettanti del cuore in un mondo di professionisti abituati a pensare col portafoglio.
    Per Tatiana… La tua testimonianza così bella e ben scritta non chiede commenti. Grazie a nome di tutti.

  • Ciao. Io invece sono con la Repubblica Popolare Cinese, contro l’oscurantismo feudale del DL.
    Vorrei suggerire una cosa: visitate la voce Dalai Lama su Wikipedia e ne scoprirete delle belle!
    Buona giornata a tutti.

  • Desidero manifestare a favore dei Tibetani oppressi dal Governo cinese che non vuole abolire la pena di morte e le torture fisiche e morali ai dissidenti. Spero che i Giochi Olimpici aprano la strada a una nuova coscienza dei diritti e doveri delle persone

  • Ditemi della Cina tutto quanto vi aggrada ma, anche per il contenuto del video che allego, è da isolare!
    Saluti,
    sal
    http://it.youtube.com/watch?v=ZhSdfDx8jK4

  • Già, la Cina oramai è un partner commerciale che fa gola a tutti e dunque è inutile interrogarsi sui perché dell’assegnazione dei Giochi Olimpici a Pechino. Vi ricordo anche che le prossime Olimpiadi invernali si svolgeranno in Russia, anch’essa sulla strada di un forte sviluppo economico.

    Per quanto riguarda il terzo posto sul podio delle priorità, forse Lei direttore è troppo ottimista. A mio parere i dilettanti del cuore se la sognano una medaglia di bronzo, ma non per questo dovrebbero arrendersi, anzi.

    Come ci insegna il buddismo: se sai che un tuo problema non può essere risolto, è inutile preoccuparsi, ma se sai che ci può essere una soluzione, smetti di preoccuparti e cercala. E dunque dobbiamo applicare questo principio anche alle Olimpiadi in Cina, tante voci dei dilettanti del cuore (è proprio bella questa definizione!) devono suonare all’unisono per avvicinarsi alla soluzione del problema Tibet.

  • Caro Direttore,
    siete uno splendido esempio di come le acque si muovono con onde sempre più alte. Fino a ieri le piccole onde di protesta erano quelle di privati cittadini italiani che tentavano di risvegliare le coscienze dei vicini di casa. A oggi l’informazione sul Tibet è lasciata a veloci servizi dei telegiornali che raccontano per immagini la violenza, nessuno racconta con poche e chiare parole i perchè delle rivolta tibetana, e anche se non voglio farlo io in questo intervento invito tutti a cercare nei propri comuni e nelle proprie province gli eventi spontanei che stanno nascendo per dare voce al popolo tibetano.
    Complimenti ancora per la vostra iniziativa.

    Aggiungo, lasciando a voi la scelta di pubblicare o meno, che il Circolo Culturale Colli organizzerà a Cameri(NO) un incontro con il prof. Chodup Tchiring Lama, una delle più illustri voci tibetane presenti in Italia. La data è il 6 giugno 2008. Info sul nostro blog. Ci piacerebbe avere il vostro supporto morale, e perchè no, poter esporre alcune delle foto di “Mettici la faccia”.
    Un saluto
    Alberto

  • Permettete un’aggiunta al mio precedente post, un suggerimento. Guardatevi l’intervista a Chodup Tchiring Lama (http://www.themagazinepost.tv/default.php?idf=35), illuminante!!!

  • Un speciale e sentito ringraziamento al Direttor e tutti i TESTIMONIALS per aver dato voci ai miei connazionali oppressi e ridotti al silenzio dal Regime Cinese.
    THE TRUTH WILL PREVAIL.
    GRAZIE DI CUORE.
    Da un Tibetano Esiliato


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